Le idi di marzo

Mio padre disse che era una bellissima giornata di sole, il cielo era particolarmente azzurro, foriero di una primavera intensa, e nell’aria si percepiva l’energia del nuovo ciclo vitale pronto a esplodere.

Erano le Idi di marzo del 1971 e io nascevo.

Dopo un’infanzia incasinata non mi venne in mente niente di meglio da fare se non iscrivermi all’istituto d’arte, per convertire in qualcosa di concreto quella che, a parere unanime dei membri della mia famiglia, era un’abilità creativa fuori dal comune.

In quegli anni scrivevo racconti su racconti (decenti), alternati a poesie (pessime), seguivo il lavoro di alcune case editrici (in realtà sognavo di diventare editore di edizioni d’arte, ma questa sarebbe una lunga storia); partecipai anche a qualche concorso ma di fatto non mi sentivo all’altezza della “vera scrittura” quindi continuavo a produrre a scopo puramente ludico, personale e logorroico.

Terminati gli studi artistici pensai che non si può fare arte senza argomenti da sviluppare quindi, invece di iscrivermi all’accademia d’arte come sarebbe stato logico, o ad architettura, visto che il mio indirizzo artistico era quello, decisi di approfondire quella che era la mia passione (dono profondamente paterno) per le lingue e le filosofie orientali, cinesi in particolare.

Così traslocai e andai a vivere nella laguna veneziana.

Fu un periodo intenso, creativo, ricolmo di avventure, esperienze, incontri, vita, ma gli esami all’università mi terrorizzavano, di conseguenza dopo quattro anni me ne mancavano ancora molti alla laurea. Non troppi, non confondiamo: molti.

In quegli anni ho scritto innumerevoli incipit di romanzi mai terminati – ma gli incipit erano bellissimi se non altro -, partecipato a fanzine e organizzato la redazione del giornale dell’università.

Tornai sotto l’ombra della Ghirlandina – non senza aver fatto un salto in Cina ad annusare l’aria – e cercai lavoro nell’ambiente in cui, sapevo, avrei potuto ottenere qualcosa di concreto; diventai così disegnatrice per studi di architettura e lo rimasi finché non decisi di rivoluzionare la mia vita nel 2003.

Fu negli anni in cui vivevo del mio stipendio di disegnatrice che entrai in contatto con il mondo della piccola editoria modenese coprendo, ad un certo punto, anche il ruolo di ghost writer; sempre in quegli anni partecipavo ad una fanzine in cui si pubblicavano narrazioni inerenti il tema del viaggio e continuavo ad esercitarmi, solitaria, nella scrittura di romanzi che avevano inizi strepitosi, ma non terminavano mai.

Nel 2003, come detto, tornai in laguna e decisi di finire gli studi di Lingue Orientali.

Fu un altro periodo denso di opportunità. Cominciò lì il mio lungo rapporto con la Cina e fu in quel periodo che mi formai come mediatrice culturale, traduttrice, insegnante di lingue.

Da un po’ di anni il rapporto con la piccola e media editoria modenese si è finalmente concretizzato e ho potuto pubblicare tre romanzi e lavorare come editor sia per Damster che freelance.

Il mio sogno non è quello di avere una vastità di lettori, ma quello, temo più difficile da raggiungere, di diventare l’autrice di una narrativa intensa, profonda, letterariamente interessante e magari anche fresca e innovativa (hai detto niente!). Ciò che ho prodotto fino ad ora come autrice è formalmente corretto e forse anche interessante ma non raggiunge, per i miei standard, le vette letterarie che da sempre mi prefiggo.

Nel frattempo, mentre continuo a masticare storie che si svolgono quasi solo nella mia testa, scrivo per me stessa, studio e procedo nella scrittura, continuo a lavorare come editor, traduttrice, insegnante, talvolta come mediatrice culturale, cosa che non fa che arricchire la mia persona, il bagaglio di esperienze, il mio contatto col mondo, e le cose che ho da dire (sempre che trovi la forma per dirle!)

CV Alma Laurea